La restituzione della caparra nei contratti di affitto

Con il termine caparra ci riferiamo sia alla caparra confirmatoria che a quella penitenziale

Pur con discipline diverse, le due modalità sopra descritte hanno lo stesso obiettivo in comune, ovvero l’irrobustimento degli obblighi contrattuali in subordino alla triplice funzione di:

  1. conferma circa l’esistenza del contratto;
  2. acconto;
  3. indennizzo nell’eventualità di mancato adempimento.

Di base chi versa la caparra assume l’impegno di non recedere dal contratto, di confermarsi adempiente e di pagare i canoni qualora si è in affitto e infine, naturalmente, di non danneggiare l’immobile.

Parliamo di una clausola che di solito i legali consigliano sempre di inserire all’interno dei contratti di compravendita, in particolar modo se le cifre sono elevate, sia per l’affitto che per la locazione.

Caparra di affitto e deposito cauzionale

Nonostante spesso questi due termini vengano utilizzati senza differenziazione, è giusto in realtà ribadirne le differenze. Il deposito cauzionale corrisponde ad un versamento in denaro a carico dell’inquilino e in favore del proprietario, con la finalità di tutelare quest’ultimo da eventuali ritardi nei pagamenti e da danni all’immobile.

La caparra di affitto corrisponde invece ad una clausola che permette di riservare l’affitto della casa e nel momento di ingresso in casa la caparra potrà essere:

  1. restituita all’inquilino;
  2. trattenuta dal proprietario a titolo di garanzia, per poi restituirla alla scadenza del contratto di affitto;
  3. usata come mensilità.

Di conseguenza, sia il deposito cauzionale che la caparra di affitto in condizioni normali andranno restituiti.

Cauzione di affitto: la restituzione

La caparra di affitto garantisce al proprietario il corretto adempimento di quegli obblighi in capo all’inquilino, come il pagamento del canone di affitto e il rispetto complessivo dell’immobile.

La caparra non può superare l’importo delle tre mensilità del canone d’affitto. Il proprietario dell’immobile dovrà restituire la cauzione nel momento in cui l’inquilino riconsegna le chiavi di casa.

I soli casi in cui il proprietario è legittimato a trattenere la cauzione di affitto sono:

  1. la non ottemperanza circa il pagamento di alcune mensilità da parte dell’inquilino;
  2. l’individuazione di danni alla casa ad opera dell’inquilino.

 

 

Mancata restituzione della caparra

Ma cosa fare se il proprietario si rifiuta di restituire la caparra? Nel caso in cui il proprietario senza una ragione valida dovesse non restituire la caparra, l’inquilino potrà rivolgersi al giudice con l’assistenza di un legale, chiedendo l’emissione di un decreto ingiuntivo, ovvero un ordine di pagamento da indirizzare al proprietario.

Di base, il giudice definirà un termine limite entro il quale dover corrispondere il pagamento. Il termine non potrà superare i quaranta giorni.

Una volta decorso tale termine, con mancata restituzione della caparra, il proprietario originario dovrà fronteggiare il pignoramento dei propri beni personali.

Trattenere la caparra corrisponde a reato?

Trattenere la caparra non va a configurarsi come reato di appropriazione indebita, come stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione, poiché questo implicherebbe l’impossessamento di una cosa altrui.

Tramite la caparra, il venditore si fa valido proprietario della cifra di denaro nel momento in cui questa gli viene consegnata e seppur tenuto a riconsegnarla in coda all’adempimento degli obblighi da parte dell’acquirente, la mancata restituzione della stessa corrisponde ad un illecito civile ma non penale.

Detto ciò, l’inquilino può agire in giudizio per far valere le proprie ragioni, affiancato da un avvocato civilista per chiedere la condanna per inadempimento contrattuale del proprietario, tentando così di ottenere il rimpossesso della cifra versata come caparra.

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